Talamello

Saporita Talamello

Arroccato su una balza montuosa del monte Pincio, fantastica terrazza sulla valle e fino al mare, offre a suo tempo una rinomata qualità di castagne e deve l’origine del suo nome al greco “thalamos” ossia grotta, dimora, ma anche camera da letto; il che richiama alla memoria gli intrighi amorosi dei Malatesta che ne furono signorinel corso del XIV sec. Essi ne contesero il dominio ai ai Montefeltro e a una nutrita schiera di vescovi che lungamente vi elessero la loro dimora. Non a caso il blasone comunale, nel 1975 illustra: “su fondo rosso un castello d’argento con cinque torri merlate alla guelfa”. Nel piccolo abitato, che mantiene inalterata l’impronta medievale, sono conservati sorprendenti tesori d’arte: un prezioso crocifisso della prima metà del XIV sec., ritenuto lungamente opera di Giotto, ma più certamente ascrivibile alla Scuola Riminese del Trecento e una celletta situata accanto al camposanto del paese che è arricchita dagli affreschi, fra i quali una ancora splendida “Madonna dell’Umiltà” di un artista ferrarese, Antonio Alberti, risalenti al 1437. Questo tipo di cellette, dedicate alla Madonna, erano frequenti un tempo, poiché dovute a una devozione semplice e popolare, spesso collegata a eventi ritenuti miracolosi. Non può mancare la visita del Museo-Pinacoteca, dove sono esposte numerose opere del pittore Fernando Gualtieri.

Il Formaggio di Fossa

A Talamello, inoltre, il turista e il buongustaio sono attesi anche da un altro tesoro, dalle forme irregolari, dall’aroma penetrante che fuoriesce ogni anno a novembre dalle “fosse” scavate nell’arenaria su cui poggiano le case del borgo e amorevolmente custodite dagli abitanti: la cosiddetta “Ambra di Talamello”, nome attribuito dal poeta Tonino Guerra ad un formaggio stagionato nelle fosse, di grande pregio, la cui fama ha abbondantemente valicato i confini nazionali.