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San Leo Veduta Rimini

San Leo

Inespugnabile San Leo

San Leo è la capitale storica del Montefeltro. Il nome antico di San Leo è Mons Feretrius (da cui prende il nome l’intera provincia storica) perché in epoca romana, sulla sommità del suo sperone, si ipotizza, vi fosse un tempio pagano dedicato a Giove Feretrio.
ll suo centro abitato si trova su uno sperone roccioso dominante la vallata. E’ dominato dalla fortezza, risalente a prima del 1000 e variamente rimaneggiata nel corso dei secoli successivi, soprattutto quando fu a lungo contesa fra le famiglie dei Malatesta dei Montefeltro.
Inoltre San Leo fu capitale d’Italia fra il 961 e il 963. All’epoca Berengario Il re d’Italia, scelse di rifugiarsi nel forte che sovrasta il paese perché era in guerra contro Ottone I di Sassonia e gli esiti del conflitto non gli furono favorevoli. Arroccato dentro il castello, Berengario sperò di superare la nefasta contingenza, ma Ottone, constatata l’impossibilità di raggiungere e invadere la rocca, pensò bene di assediarla e di prendere il nemico per fame, come poi gli riuscì, anche se dovette attendere due lunghi anni.

Il conte di Cagliostro

A distanza di secoli, quando San Leo entrò a far parte dello Stato Pontificio, nel 1631, la rocca cosi difficile da espugnare, ma altrettanto impossibile da abbandonare, fu trasformata in carcere. Un reclusorio speciale che fu l’ultima dimora di un personaggio straordinario nel bene e nel male e che ancora oggi alimenta il mistero: Giuseppe Balsamo, il Conte di Cagliostro.
Nato a Palermo nel 1743 e morto a San Leo nel 1795. Di Cagliostro è stato detto di tutto: mago, ciarlatano, guaritore, alchimista, massone, ladro e truffatore. Dopo una vita avventurosa trascorsa girovagando per tutta Europa, venne processato a Roma, condannato al carcere perpetuo e trasferito nella fortezza leontina nel 1791. Trascorse i suoi ultimi anni rinchiuso dentro una cella chiamata il “Pozzetto”, che non ha porte, solo una finestrella con triplice inferriata.
Vi venne calato dall’alto, attraverso una botola, dalla quale i carcerieri gli passavano un misero cibo due volte al giorno.Infine nell’agosto del 1795 lo colse la morte.

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