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Rivieraromagnola

Rimini

Eccentrica Rimini

A Rimini, tra le tante metafore che sono state dedicate alle due grandi Rovine della città di Arimunum romana, forse la più affascinante è quella si riferisce all’arco di Augusto come l’occhio di un ago gigantesco, di ciò che il ponte, dall’altra parte della città, costituisce il primo il cucito, che con l’imbastitura dei suoi potenti portici, unisce entrambe le sponde del fiume. Era davvero necessaria una cucitura testarda e imponente per segnare, con un simbolo indistruttibile, l’inizio della via Emilia, la strada che tracciava, a quel tempo, un confine dell’impero.
Se il passaggio del fiume Rubicone, a pochi chilometri dalla città di Rimini, rappresenta la dichiarazione di guerra più simbolica, il Ponte di Tiberio e l’Arco di Augusto costituiscono due simboli di pace e ospitalità.
Il ponte contiene, nella sua essenza, una funzione di connessione o unione tra due terre. Così, l’Arco di Augusto, costruito come grande cancello di una città murata, è stato concepito senza cancelli, permettendo il libero passaggio di persone e oggetti, simbolo di unione e sicurezza.

Amarcord

Amarcord (dal vocabolario Treccani) s. m. [voce romagnalo, propr. «io mi ricordo», dal titolo dell’omonimo film del 1973 di F. Fellini]. – Ricordo, rievocazione nostalgica del passato: quando ci siamo rivisti abbiamo fatto un lungo amarcord.

In questa parola tutto lo spirito di una città è espresso nella sua forza e nella sua e profonda espressività e Federico Fellini lo ha reso sul grande schermo con estrema maestria con il film Amarcord.
Le emozioni vissute camminano d’estate a Rimini si possono ritrovare guardando questo capolavoro.
Un film che porta lo spettatore a viaggiare con la mente, soffrendo e sorridendo di quei momenti che hanno segnato la sua vita.
Amarcord significa, in dialetto romagnolo, “mi ricordo“, ma al suo interno contiene parole come amoreamaroricordare e cuore. In questo film Fellini ha ricostruito a Cinecittà la Rimini degli anni’30, il vecchio borgo così com’era: carico di poesia e di magia.
Un film poetico nelle sue forme più varie: dalla caduta dei piumini che segnano l’inizio della primavera alla danza nella nebbia dei ragazzi, dalle luci del transatlantico alla neve “inaspettata”. Non possiamo non meravigliarci di fronte a queste immagini e alle emozioni dei personaggi: Fellini ci porta nel suo mondo e quando il film finisce una lacrima potrebbe scendere dal nostro viso. La stessa lacrima che potrebbe scendere al ricordo di Rimini

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